Forma e rappresentazione spettrale in Désintégrations di Tristan Murail

inedito

gennaio 2006

Abstract

In contrapposizione alla psicologia elementistica di derivazione wundtiana, secondo la quale ogni percezione è scomponibile in sensazioni elementari, il gestaltismo fin dai primi decenni del Novecento ha evidenziato l’esistenza di una realtà percettiva fenomenologica e organica irriducibile alla semplice somma delle sue parti costitutive. Nel salutare la produzione spettralistica avviata verso la fine degli anni Settanta del Novecento la critica musicologica e lo stesso pensiero filosofico spettrale hanno ritenuto di poter individuare una funzione di superamento delle incongruità psicoacustiche dello strutturalismo evidenziando una spinta alla riscoperta, nel processo di riferimento alla sonologia come branca disciplinare della composizione, di una componente gestaltica trascurata nei procedimenti di parametrizzazione seriale condotti dalla seconda metà degli anni Cinquanta. In particolare la produzione teorica e programmatica di Gérard Grisey ha svolto un ruolo fondamentale nel rimarcare l’esigenza di complementarietà tra oggetto e processo, tra microstruttura e linguaggio compositivo.
Nelle procedure compositive spettrali tuttavia riemergono in modo indiretto gli elementi atomistici tipici dell’approccio analitico del meccanicismo su cui lo strutturalismo si era basato. L’analisi sonografica con la trasformata di Fourier come strumento di s-composizione del timbro determina il ricorso a comportamenti operativi dettati da aspettative logiche relative ai dati discreti scaturenti dall’osservazione della natura fisica delle unità costitutive del suono. Il concetto di ‘spettro’ introduce in tale senso una valenza quantitativa antitetica a quella gestaltica, esprimendo una natura parametrica simile a quella di ogni altro riferimento oggettuale impiegato storicamente dal serialismo. La rappresentazione spettrale nel dominio del ‘tempo fisico’ e la possibilità di considerare il ‘tempo musicale’ come funzione della distanza temporale tra gli istanti che costituiscono il fenomeno nel suo insieme non coglie i valori qualitativi fondati sul concetto bergsoniano di ‘differenza’ o su quello molesiano di ‘preudibilità’ trasferendo il problema dell’organizzazione formale su un altro piano, astratto, in cui la libertà combinatoria e aggregativa del compositore si sovrappone alla materia denunciandone l’assenza di un significato gestaltico intrinseco.
In Désintegrations per tape e 17 strumenti (1982-83) di Tristan Murail, si osservano diversi procedimenti di sviluppo temporale e ritmico generati mediante la manipolazione di dati spettrali. In tale opera l’apporto fornito dalla considerazione fisica del materiale sonoro non assume, ai fini formali, un valore deterministico. La valenza organica del materiale analizzato emerge piuttosto al livello isomorfico dell’analisi stessa, intesa come criterio selettivo di osservazione, e assume una funzione equiparabile ad ogni altro riferimento isomorfico extra-musicale adottato all’interno del pensiero compositivo contemporaneo.
La raffigurazione grafica del suono e i suoi processi di elaborazione vengono assunti a modello e sviluppati attraverso una scrittura orchestrale che ne imita i principi formali. In tale operazione di trasduzione lo spettralismo appare rivolgersi a una ‘educazione’ all’osservazione del processo analitico attraverso la quale l’intuizione metafisica bergsoniana del suono coincide con la sua stessa rappresentazione, suggerendo un atteggiamento comportamentistico alternativo all’interpretazione gestaltica.
L’analisi realizzata si divide in quattro sezioni fondamentali:
a) Cenni sull’estetica spettralistica e sulle problematiche del rapporto tra struttura spettrale e forma compositiva in termini di:
i. segmentazione temporale del modello (o calco) spettrale analizzato;
ii. articolazione degli elementi formali organicamente riconducibili al modello.
b) Analisi dei fondamenti psicoacustici della riconoscibilità di entrambi gli apparati, micro e macro formali, come appartenenti allo stesso modello generativo e vaglio dell’ipotesi di prescindibilità dal parametro temporale nella percezione di nessi formali.
c) Affermazione del principio di ‘isomorfismo spettrale’ e individuazione dei riferimenti allegorici forniti alla composizione dal campo dell’acustica, della psicofisica e delle scienze informatiche.
d) Analisi delle 11 sezioni formali di Désintégrations, in riferimento alle tecniche di trattamento spettrale indicate da Murail:
i. Frazionamento (uso di una sola regione dello spettro complessivo di un suono);
ii. Filtraggio (alcune componenti vengono amplificate, altre oscurate);
iii. Esplorazione spettrale (movimento all’interno di un suono; le componenti vengono presentate in successione con una trasposizione melodica del timbro);
iv. Creazione di spettri inarmonici (quelli lineari, o periodici, vengono modificati attraverso l’addizione o la sottrazione di frequenze, alla pari di una FM o RM; quelli non lineari attraverso l’intreccio o la curvatura delle frequenze di uno spettro).
Il metodo d’analisi impiegato si basa sulla estrapolazione e classificazione delle strutture armonico-spettrali assegnate all’organico strumentale. Dall’analisi delle strutture ricavate vengono derivate le relazioni formali che esse determinano tramite i procedimenti di articolazione esposti come tecniche di trattamento spettrale.
Il contributo presentato intende sottolineare la relazione formale-iconografica tra i procedimenti suddetti e alcuni modelli di manipolazione sonologica dello spettro (sintesi, filtraggio, trasposizione, time stretching, pitch bending, ecc.) come prioritaria rispetto a relazioni di tipo deterministico generate da forze o tensioni auto-regolate della materia sonora, stimolate dalla composizione fisica delle stesse strutture spettrali.