Arte elettronica, generi e controculture

Artkernel | arte e new media, vol. 1, aprile 2011
Editore: Imuter editions
ISBN 978-88-903377-1-0

Abstract | Testo completo

Il termine New Media Art abbraccia una vasta gamma di generi nati tra gli anni Sessanta e la metà del decennio scorso, la cui compenetrazione tecnologica ha condotto alla complessa natura degli odierni linguaggi multimediali. Nonostante il progresso dell’elettronica digitale abbia accomunato la rapida evoluzione di questi generi, in essi è possibile rintracciare prassi strumentali e codici specifici, caratterizzati da origini e percorsi di sviluppo comuni (come, ad esempio, per la performative art e l’interactive art), o da tradizioni e contesti sociali distanti (come, ad esempio, per l’hack art e la device art). Muovendo dal presupposto che in ogni forma di multimedialità sia possibile evidenziare una tecnologia caratteristica predominante, nel presente saggio viene affrontata un’analisi riconducibile alla tradizionale specializzazione delle forme artistiche, in cui i limiti di un’indagine rivolta alla segmentazione di processi creativi, basati viceversa sulla sintesi e l’assimilazione, risultano pur funzionali all’individuazione degli apporti culturali e delle confluenze estetiche che hanno contribuito alla definizione stilistica dei generi trattati. Un percorso storico rivolto in particolare all’esplorazione dei codici, dei circuiti e dei modi operativi appartenenti ai movimenti underground e alle controculture dell’arte elettronica. In cui l’impulso creativo e l’approfondimento tecnico procedono di pari passo, con una coerenza in grado di superare la datata accezione di sperimentalismo attribuita ad un’arte che è riuscita ad impossessarsi di strumenti sofisticatissimi nel corso di una sola generazione, creandoseli; come scrive Karsten Schmidt nel suo esemplare manifesto Rule making and breaking:”Use the right tool for the right job – make those tools!”. Le tecnologie di networking e la condivisione dei progetti e dei saperi (ad es. tramite le comunità, i forum, le mailing list, Processing, PureData, Arduino, etc.) rappresentano l’elemento portante delle controculture e della loro autonomia artistica. I programmi online dei festival e la diffusione libera delle opere in rete forniscono riferimenti chiari sul grado di perfezione raggiunto dall’arte elettronica: dalle performance video di Herman Kolgen al light design di Heijdens Simon o all’ASCII Art di Kuei Yu Ho e Patrice Mugnier, dagli originali e animati programmi di piccoli festival come il Pixelache di Helsinki all’etica hacker di illuminati teorici come Pekka Himanen. Su un altro piano si colloca la cultura ufficiale mondiale dell’arte elettronica, l’universo in espansione della produzione di digital animation, visual effects e motion graphics, con artisti affermati come Joe Letteri, Scott Eaton, Juan Pablo Brockhaus, Rob Van den Bragt, Johnny Hardstaff, e tanti altri, operanti all’interno dell’industria cinematografica, dell’illustrazione e del design. Tuttavia, se è vero, come indicato da Mark Tribe e Reena Jena (New media art, Taschen Brown, 2007), che la New Media Art riflette su temi sociali e su un attivismo rivolto al decentramento, alla cooperazione e alla condivisione, tale condivisione, di canali (reali o virtuali), di linguaggi e di ascolti, suggerisce la possibilità di un codice creativo, dalla tecnologia matura e ad alta definizione, che appare, d’altro canto, libero dall’elitarismo dell’industria e dalle sue dinamiche di mercato.

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