Duo Meloni Carusi: Brahms, Weber, Poulenc

Nota di sala per l’Associazione Musicale Etnea
Catania, Palazzo Biscari, 2007

Testo completo

Due anniversari, il 250° della morte di Domenico Scarlatti e il 110° della morte di Johannes Brahms. Un accostamento fondamentale per ripercorrere l’intero arco evolutivo della forma sonata e riflettere sulla naturalezza con cui i tratti dell’opera scarlattiana riaffiorano nei secoli, in modo variegato e nella loro ricchezza di contenuti. Dal primo Romanticismo, al Classicismo brahmsiano, fino al Neoclassicismo novecentesco, essi riemergono significativamente all’interno della produzione cameristica per clarinetto e pianoforte, in cui gaiezza ritmica e piglio melodico si alternano alla più suadente e distesa liricità.
Alle soglie del sonatismo moderno, il clavicembalismo scarlattiano, sviluppatosi prevalentemente fra Lisbona e Madrid, presso corti periferiche rispetto ai maggiori centri europei, si colloca in una fase storica considerata transitoria, tra barocco e classicismo viennese, caratterizzata dal sorgere di uno stile strumentale nuovo in cui si afferma il primato dell’omofonia sul contrappunto. In un’epoca in cui i generi più illustri restano l’opera seria e la musica vocale sacra, l’opera scarlattiana per tastiera, rivalutata dall’estetica romantica della musica assoluta, esprime una straordinaria importanza per lo sviluppo della tecnica esecutiva e per l’attenzione rivolta con la sonata bipartita ai procedimenti di trasformazione tematica e ai rapporti di tensione tra le relazioni tonali. Le sonate K 1, 13 e 20 appartengono ai 30 Essercizi per gravicembalo, le uniche sonate pubblicate, a Londra nel 1738, dallo stesso Scarlatti. Secondo la divisione in periodi proposta da Kirkpatrick, la sonata K 109 appartiene al periodo di mezzo. Le ultime 102 sonate appaiono invece in un manoscritto datato 1756, anno precedente alla morte. Prossima a queste è probabilmente la sonata K 450, immaginifica e di grande espressività.
Brahms collezionò fin da giovane le sonate di Scarlatti; la sua raccolta comprendeva la collezione dell’abate Fortunato Santini, una copia delle duecento sonate edite da Czerny, e una copia, ancor più rara, degli Essercizi per gravicembalo, acquistata probabilmente nel 1856, a soli 23 anni. L’inserimento caratteristico di intervalli di sesta nella linea melodica, l’uso dei bassi ribattuti, lo spostamento d’accenti, i passaggi in terze e seste, la sensibilità per l’elemento coloristico e popolare sono alcuni dei tratti comuni che legano il pianismo brahmsiano a Scarlatti, riscontrabili, ad esempio, in sonate come la K 462 in Fa minore o la K 450 in Sol minore.
L’attenzione rivolta da Brahms al clarinetto come strumento solista risale al periodo conclusivo della sua vita, e all’amicizia con il virtuoso Richard Mühlfield. Durante l’estate del 1894 Brahms scrive le due sonate dell’opera 120, che saranno pubblicate anche in una trascrizione per viola. La seconda sonata, in Mi bemolle maggiore, si apre con un Allegro amabile in 4/4. Il primo movimento è composto da tre temi principali e da sei idee secondarie. Nell’esposizione sono presentati i tre temi principali e le prime tre idee secondarie. Allo sviluppo, basato sulle altre tre idee secondarie, segue la ripresa e una coda finale sul primo tema. Il secondo movimento, Allegro appassionato, in Mi bemolle minore, in 3/4, è il brano più vigoroso delle due sonate. Costruito in forma di scherzo, presenta un primo episodio incentrato su un tema principale e quattro idee secondarie, un trio, Sostenuto, formato da un solo tema ripreso quattro volte, e un da capo finale. Il terzo movimento, Andante con moto – Allegro, nuovamente in Mi bemolle maggiore, in 6/8, è un tema con variazioni. Un tema dal disegno sinuoso è ornamentato perfettamente dal clarinetto nelle prime quattro variazioni. Nella quinta ed ultima variazione il tema è presentato in Mi bemolle minore, in 2/4, leggermente variato ed esposto prima in Allegro, poi in un episodio Più tranquillo, per concludere, dopo una cadenza, su una coda.
Capostipite dell’opera tedesca, anche Carl Maria von Weber risulta ricollegabile nel programma ad una visione stilistica d’insieme. Ad esempio tramite una riflessione sull’influsso esercitato dall’opera francese e in particolare da Cherubini sull’opera romantica tedesca. Plausibile trait d’union, avvalorato dalla pubblicazione da parte di Cherubini, a Parigi nel 1820, dei Duetti da Camera di Francesco Durante; i cui manoscritti (anch’essi presenti nella collezione brahmsiana) risultano costruiti sui recitativi di Scarlatti padre e strettamente imparentati per sapienza contrappuntistica e invenzione armonica alla produzione vocale di Scarlatti figlio.
Il Gran Duo concertante op. 48, è del 1816, anno in cui Weber assume la direzione dello Hoftheater di Dresda. Il primo movimento, Allegro con fuoco, in forma di allegro di sonata, ruota intorno ai passaggi in scale esposti tematicamente all’inizio, alternati ad episodi più squisitamente melodici. Nello sviluppo si avvicendano alcuni momenti di sospensione con una posa e una declamazione teatrale quasi operistiche. Con fioriture e cadenze diverse segue la ripresa e una coda conclusiva. L’espressiva esposizione in Do minore dell’Andante con moto del secondo movimento è affidata al clarinetto e sviluppata da un episodio più animato e drammatico del pianoforte. Una sezione centrale, cantabile e di carattere popolare, volge con una riconduzione alla ripresa del primo tema. Il Rondò: Allegro, è costruito sullo scambio virtuosistico dei soli; nella parte centrale il colore strumentale del clarinetto è magistralmente esplorato in un ampio recitativo arioso che sfocia in una serie cadenzata di rapidi episodi conclusivi.
Ricollegabile al gusto scarlattiano per i diversi ammiccamenti allo stile barocco della sua produzione, Francis Poulenc, con la Sonata per Clarinetto e Pianoforte, conferma le proprie doti melodiche scrivendo una tra le pagine più note del repertorio per i due strumenti. Inserita in una serie di lavori per pianoforte e fiati, fu completata da Poulenc poco prima della morte e dedicata alla memoria di Arthur Honegger. Il primo movimento, Allegro Tristamente, energicamente introdotto in ff, si basa su un unico tema variato, costituito da un arpeggio ascendente. All’esposizione, che si conclude sul motivo iniziale dell’introduzione, segue un secondo episodio, très calme, che conduce ad uno sviluppo in cui un arpeggio disegnato su un intervallo di ottava riecheggia, doucement monotone, fino alla ripresa. La commovente delicatezza della Romanza è affidata a un frammento di scala ascendente, esposto dal clarinetto très deux et mélancholique e sviluppato in duetto col pianoforte che ne rivolta il disegno melodico. Il terzo movimento, Allegro con fuoco, allaccia una prima idea dal carattere giocoso, con ampie escursioni di registro, ad una seconda di carattere cromatico più statica e insistente. Un trio dal fraseggio lirico e pacato, velato da un ricordo ancora nostalgico, è seguito dalla ripresa. I temi si avvicendano contratti, imperiosamente, fino alla coda conclusiva in ff.